rossella's profileTutte le passioni che si...PhotosBlogListsMore Tools Help

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    October 25

    -infinite volte......-

    Piango infinite volte dietro la tua "ombra"...
    con malinconia
    mi sento fragile...
    Una fragilità che mi lascia senza forze...
    Risalendo le pareti dei miei sentimenti e dei miei pensieri sento il mio corpo senza vita...
    sento la tua assenza...
    Ogni cosa mi porta a te, è nitido il tuo profumo nella mia mente e non so scacciarti dai miei pensieri, ci provo...infinite volte
    fino ad addormentarmi e sognare di te...di noi...
    e infinite volte invadi i miei più segreti pensieri e mi fai star bene...
    ma quando il sogno sfuma,
    tristemente il mio sorriso va via.
    Infinite volte cerco di cancellare....MA
    PREPOTENTEMENTE...SEI SEMPRE NEL MIO CUORE.

    Non smetterò mai di amarti.........

    October 18

    Amicizia....

    .........nella solitudine, nella malattia, nella confusione..
    la semplice conoscenza dell'amicizia rende possibile resistere, anche se l'amico non ha il potere di aiutarci....
    è sufficiente che esista.
    L'amicizia
    non è diminuita dalla distanza o dal tempo, dalla prigionia o dalla guerra, dalla sofferenza o dal silenzio..

    È in queste cose che essa mette più profonde radici. È da queste cose che essa fiorisce...
     
     
     
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    Finché abbiamo dei ricordi, il passato dura...
    finché abbiamo speranze, il futuro ci attende...
    finché abbiamo amici,
    il presente vale la pena di essere vissuto.
    October 13

    Io sono comunista!

     

    Dicono che sono comunista

       Sono una semplice ragazza di paese, che viene facilmente tacciato di essere comunista e figlia e nipote di comunista. 

      A molti di noi è stata affibbiata l’etichetta "COGLIONE" o "MANGIA BAMBINI". Dom Helder Camara, il vescovo brasiliano recentemente scomparso  a cui non è mai stata risparmiata l’accusa di essere comunista, diceva: «se do da mangiare al povero mi dicono che sono un santo, se cerco di capire perché il povero non ha di che mangiare allora mi dicono che sono un comunista».

      Viene facilmente tacciato di comunismo chiunque pensa che la ricchezza non è casualmente distribuita e ritiene ingiusto l’ordine del mondo che fa molti poveri e pochi ricchi.

       C’è oggi chi farebbe carte false per non essere chiamato comunista e si affanna a gettare nella spazzatura non solo gli aspetti

    discutibili del proprio passato, ma anche le utopie, gli ideali, le lotte e le conquiste sociali per le quali altri hanno speso la vita. Il Presidente del Consiglio Massimo D’Alema, il segretario dei DS Walter Veltroni e molti altri che comunisti lo sono stati - almeno nel senso che hanno avuto in tasca la tessera del partito comunista italiano - fanno a gara nel prendere le distanze dal comunismo sostenendo, ad esempio, che non si concilia con la libertà e con il mercato, mentre il mercato sarebbe perfettamente conciliabile, secondo loro, con la libertà. E così, più prendono le distanze dal comunismo, più aderiscono all’ideologia del capitalismo. Tragicamente questo comporta che per non essere più “comunisti” bisogna non vedere che esistono mercati che fagocitano gli uomini per salvaguardare i profitti; violazioni delle più elementari libertà; che masse di diseredati sono derubate del diritto ad una vita almeno non indecente; bisogna negare, cioè, che esistono ingiustizie strutturali da sovvertire, sistemi di disuguaglianze da rovesciare.

      Io non credo che esistano soltanto le due categorie di comunismo e liberismo; quest’ultima vincente e l’altra di cui seppellire finanche i più miseri resti. Credo che tra di esse si insinuino, con la forza di cunei, le donne e gli uomini, il cui numero si conta in miliardi, che vivono ricacciati ai margini del sistema mondiale e a cui non è stata riservata alcuna possibilità di futuro.

      Tra liberisti e ex comunisti convertiti di fresco al neoliberismo, queste donne e questi uomini sono la parte con la quale stare. Io non ho dubbi al riguardo.

      Se questo vuol dire essere comunisti, allora  io sono comunista e non me ne vergogno.

    October 09

    "le nostre imperfezioni"

    2566_7245Ogni giorno, un contadino portava l'acqua dalla sorgente al villaggio in due grosse anfore che legava sulla groppa dell'asino, che gli trotterellava accanto. Una delle anfore, vecchia e piena di fessure, durante il viaggio, perdeva acqua. L'altra, nuova e perfetta, conservava tutto il contenuto senza perderne neppure una goccia. L'anfora vecchia e screpolata si sentiva umiliata e inutile, tanto più che l'anfora nuova non perdeva l'occasione di far notare la sua perfezione: "Non perdo neanche una stilla d'acqua, io!". Un mattino, la vecchia anfora si confidò con il padrone: "Lo sai, sono cosciente dei miei limiti. Sprechi tempo, fatica e soldi per colpa mia. Quando arriviamo al villaggio io sono mezza vuota. Perdona la mia debolezza e le mie ferite". Il giorno dopo, durante il viaggio, il padrone si rivolse all'anfora screpolata e le disse: "Guarda il bordo della strada". "Ma è bellissimo! Tutto pieno di fiori!" rispose l'anfora. "Hai visto? E tutto questo solo grazie a te" disse il padrone. "Sei tu che ogni giorno innaffi il bordo della strada. Io ho comprato un pacchetto di semi di fiori e li ho seminati lungo la strada, e senza saperlo e senza volerlo, tu li innaffi ogni giorno". La vecchia anfora non lo disse mai a nessuno, ma quel giorno si sentì morire di gioia. Siamo tutti pieni di ferite e screpolature, ma se lo vogliamo, possiamo fare meraviglie con le nostre imperfezioni...
    (Anonimo)
    October 08

    "l'elefante incatenato"

    Da parecchio tempo volevo regalarvi la lettura di questo raccontino da "Lascia che ti racconti" è il mio preferito e siccome mi sento un'elefantina che si vuole liberare.. vi lascio leggere...

    ........VOI COME VI SENTITE???

    °°°°°°°°°°°°--------------°°°°°°°°°°°°°°

    “Da bambino adoravo il circo, mi piacevano soprattutto gli animali. Ero attirato in particolar modo dall’elefante che, come scoprii più tardi , era l’animale preferito di tanti altri bambini.
    Durante lo spettacolo quel bestione faceva sfoggio di un peso, una dimensione e una forza davvero fuori dal comune…Ma dopo il suo numero, e fino a un momento prima di entrare in scena, l’elefante era sempre legato a un paletto, conficcato nel suolo, con una catena che gli imprigionava una delle zampe. Eppure il paletto era un minuscolo pezzo di legno piantato nel terreno soltanto per pochi centimetri e anche se la catena era grossa e forte , mi sembrava ovvio che un animale in grado abbattere un albero potesse liberarsi facilmente di quel paletto e fuggire. Era davvero un bel mistero. Che cosa lo teneva legato, allora?
    Perché non scappava?
    All’età di cinque/sei anni nutrivo ancora fiducia nella saggezza dei grandi. Allora chiesi a un maestro, a un padre e ad uno zio di risolvere il mistero dell’elefante. Qualcuno di loro mi spiegò che l’elefante non scappava perché era ammaestrato. Allora posi la domanda ovvia:”Se è ammaestrato, perchè lo incatenano”?
    Non ricordo di avere ricevuto alcuna risposta coerente ed esauriente. Con il passare del tempo dimenticai il mistero dell’elefante e del paletto e ci ripensavo soltanto quando mi imbattevo in altre persone che si erano poste la stessa domanda. Per mia fortuna, qualche anno fa ho scoperto che qualcuno era stato abbastanza saggio da trovare la risposta giusta:
    L’elefante del circo non scappa perché è stato legato a un paletto simile fin da quando era molto molto piccolo.
    Chiusi gli occhi e immaginai l’elefantino indifeso appena nato,legato al paletto. Sono sicuro che,in quel momento l’elefantino provò a spingere, a tirare e sudava nel tentativo di liberarsi. Ma nonostante gli sforzi non ci riusciva perché quel paletto era troppo saldo per lui. Lo vedevo addormentarsi sfinito, e il giorno dopo provarci di nuovo e così il giorno dopo e quello dopo ancora…Finchè un giorno , un giorno terribile per la sua storia , l’animale accettò l’impotenza rassegnandosi al proprio destino. L’elefante enorme e possente che vediamo al circo non scappa perché, poveretto, crede di non poterlo fare. Porta impresso il ricordo dell’impotenza sperimentata subito dopo la nascita nel tentativo di scappare. E il brutto è che non è mai più ritornato seriamente su quel ricordo.
    E non ha mai più messo alla prova la sua forza, mai più…..”

    Siamo un po’ tutti come l’elefante del circo : andiamo in giro incatenati a centinaia di paletti che ci tolgono la libertà.
    Viviamo pensando che “ non possiamo” fare un sacco di cose semplicemente perché una volta quando abbiamo provato e abbiamo fallito.
    Abbiamo allora fatto come l’elefante, abbiamo inciso nella memoria questo messaggio: Non posso, non posso non potrò mai.
    Siamo cresciuti portandoci dietro il messaggio che ci siamo trasmessi da soli, perciò non proviamo più a liberarci dal paletto.
    Quando a volte sentiamo la stretta dei ceppi e facciamo cigolare le catene, guardiamo con la coda dell’occhio il paletto e pensiamo: Non posso e non potrò mai…

    Stette un po’ in silenzio poi si alzo invitandomi a raggiungere gli altri, e alzando un po’ il tono della sua voce senza mai incrociare il mio sguardo mi disse: L’unico modo per sapere se puoi farcela è provare di nuovo mettendoci tutto il cuore …tutto il cuore!
    October 05

    "punti di vista"

    .......Fai attenzione a come pensi e come parli ....perchè potrebbe trasformarsi nella profezia della tua vita.... non ci credi? Ecco un esempio pratico
    Una breve storia:


    “ Due fra i migliori agenti di due grandissime aziende calzaturiere vengono mandati in Africa per testare il territorio e valutare eventuali possibilità di investimento.
    Arrivati in Africa, dopo qualche giorno telefonano ognuno alla propria compagnia.

    Il primo agente dice:«No, guardate, qui le scarpe non le ha nessuno, faremmo pessimi affari»
    Anche il secondo agente chiama la sua compagnia, e dice:«Incredibile ragazzi, qui le scarpe non le ha nessuno, ne venderemo tantissime!!!»”
    Punti di vista, no?

    Una delle canzoni più canticchiate di qualche tempo fa diceva:“dipende, da che dipende? Da che punto guardi il mondo tutto dipende...” (Jarabe de Palo)

    E tu, da che punto di vista lo guardi?
    October 04

    "OSARE"....sempre

    "Ricorda di osare sempre" sono le parole del grande Gabriele D'Annunzio, che ci confermano il fatto di non doversi mai arrendere, soprattutto quando le forze sono allo stremo, bisogna sempre osare. Nulla ci arriva dal cielo, ma solo con le nostre fatiche raggiungeremo i risultati sperati. Quanti di noi non "osano" per evitare delle delusioni, dolore, ma alla fine è il perseverare che premia.
    La vita è fatta di tante cose belle ma anche di tante cose brutte, e se davvero vogliamo vivere dobbiamo accettarle entrambe. E come dice un altro proverbio: "chiusa una porta si apre un portone" (scusate se faccio continuamente riferimento ai proverbi, ma secondo me sono lo specchio della realtà, della vita, e posso affermare che il loro insegnamento si riscontra quotidianamente), quindi non ho paura di vedermi chiusa una porta, un'occoasione tanto ce ne saranno tante e tante altre ancora; però una cosa è necessaria, secondo me, avere tanta pazienza e tanta buona volontà, senza di queste ci fermiamo ad ogni piccolo ostacolo. Osare, lottare, cadere, rialzarsi, con una voglia, una forza maggiore di voler affrontare la vita, di voler vivere la vita e andare sempre alla ricerca di qualcosa di diverso. Non ci possiamo fermare davanti ad una occasione persa, sfumata, in quanto la vita continua, va avanti con o senza di noi, e allora perchè darsi per vinti, chiudersi nel proprio guscio senza lottare e restando con il dubbio più grande di non sapere se ci siamo lasciati dietro la nostra occasione più grande. Allora scegliamo sempre osare, perchè "chi si ferma è perduto".